Dipendenza digitale: patologia o malessere di vita?

Dipendenza digitale patologia o malessere di vita

Bambini e adolescenti perennemente connessi alla rete, dipendenti dal loro grande amico “il web”, senza curarsi di ciò che li circonda, anzi chiudendosi in un mondo virtuale, in una evidente “dipendenza digitale”.

L’evoluzione della tecnologia ha fatto sì che, tra smarthphone, pc e tablet, ora sia possibile essere sempre connessi e comunicare tramite Internet ovunque ci troviamo.

Una comunicazione digitale che colpisce giovani e adulti e di cui non si riesce a fare a meno.

È diventata una necessità, come mangiare e dormire… anzi … senza il cellulare non si può uscire di casa perché qualora ciò capitasse… aiuto… come affrontare la giornata??? Smarrimento, impotenza …

Il fatto: paura del confronto

La lettura di un recente fatto di cronaca che ha scosso la comunità. 

Un giovane diciannovenne che tenta il suicidio gettandosi dal quinto piano perché sua madre, stufa di vederlo sempre in quella stanza da solo, fisso su quello schermo per ore, dopo l’ennesimo litigio, gli sottrae il pc.

Non accorgendosi però che il vero motivo di quella connessione continua su Internet e il forte desiderio di voler estraniarsi da tutto e da tutti non era Internet stesso… ma altro…

Il ragazzo era affetto da una patologia, la cosiddetta “sindrome di hikikomori quale espressione del desiderio di isolarsi dagli altri, della “paura del confronto”.

In un momento particolare della sua vita il diciannovenne si è trovato a dover affrontare il passaggio dalla fine delle superiori all’inizio di una nuova avventura.  Dove purtroppo spesso la paura del confronto con gli altri diventa l’apice del proprio malessere. Ove si pensa di non essere capaci di affrontare l’ignoto e tutto diventa insopportabile.

E allora quale rifugio sicuro se non il tanto adorato dispositivo elettronico che, sì, è la certezza… “lui non tradisce, lui mi fa compagnia, mi fa ridere, mi trasmette emozioni” … “lui mi basta, senza di lui non posso vivere!”.

Purtroppo, in Italia molti sono i casi in cui si è manifestata la sindrome di hikikomori.

Una patologia che costringe chi ne è colpito – di solito ragazzi tra i 15 e i 25 anni- a rimanere “reclusi” nella solitudine della propria stanza, respingendo ogni tentativo di aiuto reale esterno, a partire dagli stessi genitori.

Vittime che decidono di ignorare tutto ciò che li circonda, di vivere volontariamente in solitudine, rifiutando qualsiasi tipo di relazione, dalla famiglia alla società, dalla scuola agli amici, evitando qualsiasi legame che non sia filtrato dal dispositivo tecnologico.  

Isolamento sociale

Il dispositivo elettronico diventa pertanto lo strumento primario del nostro “vivere”, del nostro rapportarsi alla realtà: diventa per noi strumento di relazione e comunicazione.

Da una parte permette di poter ridurre le distanze e l’ansia da separazione dagli affetti, consentendo, attraverso quella “piccola scatola”, di vedere e dialogare con i familiari, con gli amici, quasi annullando lo spazio e il tempo.

Dall’altra parte diventa strumento di difesa e protezione da ciò che della realtà ci spaventa, dall’insicurezza nel riuscire a comunicare con gli altri e nel creare e gestire le relazioni, dalla poca stima di sé, dalla paura del rifiuto.

Uno strumento da cui è impossibile separarsi, da cui siamo dipendenti a tal punto da subire un’alterazione di ciò che siamo e pensiamo, dei nostri bisogni e necessità, soffrendo così, anche inconsapevolmente un profondo “isolamento sociale”.

Isolamento sociale” e “dipendenza digitale”, parole chiave strettamente connesse tra di loro, che si sono fatte sempre più strada in questo mondo iperconnesso e di cui soprattutto bambini e adolescenti ne fanno le spese, proprio perché nativi digitali.

Nati e cresciuti nel mondo digitale in cui fin da piccoli lo smarthphone o il tablet era per loro strumento di gioco e divertimento e che è diventato nel tempo non un accessorio ma uno strumento necessario.

Cos’è la dipendenza digitale?

La dipendenza è il “bisogno compulsivo di una dose quotidiana” che, in caso di astinenza, si trasforma in un pensiero ossessivo, in un profondo malessere verso se stessi e verso la società.

Di norma le dipendenze che conosciamo sono quelle da sostanze stupefacenti, da alcool, da tabacco, ma esistono anche le dipendenze comportamentali. Esse, in quanto tali, generano un conflitto interiore che porta il soggetto ad allontanarsi dalla famiglia, dagli amici e anche dal proprio lavoro o dalla scuola.

Tra queste dipendenze è inclusa la dipendenza digitale.

Essa è espressione di una dipendenza comportamentale caratterizzata da azioni compulsive e di alterazione dello stato emotivo, riguardanti l’uso di computer, smathphone, tablet e tutto quanto è legato a questi dispositivi elettronici.

Si parla quindi di:

  • Internet addiction disorder[1], ossia la dipendenza da Internet;
  • Gaming disorder”, ossia la dipendenza dai videogiochi, assunta ad oggi come una patologia che di per sé necessita di una diagnosi e una cura.
  • Nomofobia[2], ossia la paura ossessiva di non essere raggiungibili o di non avere con sé il cellulare per poter controllarlo costantemente ed essere sempre online;
  • Fomo”, ossia la paura di essere estromesso da qualcosa.

Tutte queste forme di dipendenza colpiscono molto spesso giovani che incapaci di credere in se stessi e di relazionarsi con gli altri, si affidano ciecamente al dispositivo elettronico perdendo ogni contatto con la realtà.

Come riconoscere i sintomi della dipendenza digitale?

Come riconoscere i segnali che ci permettono di capire se un bambino o adolescente – nostro figlio – è affetto da una dipendenza digitale in senso patologico?

Non è così semplice distinguere quali siano i giusti segnali che preparano a tale pericolo.

Genitori che di per sé non sono in grado di capirne i sintomi, che confondono quella condizione con motivi – quali la timidezza, il “non mi stressare”, “lasciami in pace”, la svogliatezza nel fare ogni cosa, l’apatia – tipici dell’età adolescenziale.

Genitori che, in specifici casi, ignorano la gravità della situazione, che spesso vivono nella non conoscenza e nella mancata consapevolezza di ciò che il web può comportare se non usato correttamente e sotto una guida esperta e consapevole.

Ma come possono i genitori riuscire a capire che il comportamento del figlio è sintomo di un malessere profondo che, se non preso per tempo, può purtroppo sfociare in una vera e propria patologia?

Certamente non è semplice valutare quanto un uso eccessivo del web possa essere espressione di un vero problema, perché molti sono i bambini e adolescenti che trascorrono ore e ore online.

Quanto il controllare più volte al giorno il proprio dispositivo, quasi in modo maniacale sia indice di una dipendenza digitale in senso patologico.

Di fatto, è bene capire che esistono delle specifiche avvisaglie, riconoscibili come sintomo di un malessere profondo che, nel tempo e in determinate situazioni, possono sfociare in una vera e propria patologia:

  • Sbalzi umorali (rabbia, depressione)
  • Disturbi del sonno (alterazione del ciclo sonno/sveglia)
  • Dimenticarsi di mangiare e dormire
  • Chiusura, isolamento
  • Non curanza della scuola
  • Allontanamento emotivo dalla famiglia
  • Epilessia

I ragazzi fanno fatica a comprendere quanto questi cambiamenti possano avere un gravoso impatto sulla propria vita, nel presente e per il futuro, ed è per questo che vanno aiutati e supportati nel loro percorso di bambini e adolescenti.

Aiutati prima di tutto dai genitori, da coloro che dovrebbero insegnare ai propri figli a vivere nel rispetto degli altri e di se stessi. Supportarli nello sperimentare e apprendere insieme le difficoltà della vita reale e della vita virtuale.

Ma come? Dando sicuramente il buon esempio!!!

Esigenza maniacale di raccontarsi ed essere online

Esigenza maniacale di essere sempre connessi, presenti costantemente nei Social Network, di raccontarsi!

Necessità incontenibile di condividere tutto quello che facciamo, tutto quello che pensiamo … purtroppo è tipica anche degli adulti che invece dovrebbero dare il buon esempio.

Lo fanno i miei genitori perché non devo farlo anche io?”

Adulti spesso troppo presenti sul web, sul lavoro ma poco presenti per i loro figli.

Quando ti sei dedicato anima e corpo a tuo figlio?

Quando hai ascoltato veramente tuo figlio senza giudicarlo ma cercando di capirlo?

Quando hai condiviso con tuo figlio la sua giornata di scuola e la sua giornata online?

La verità è che stiamo dimenticando cosa sia vivere veramente la realtà perché trascorriamo, tutti, troppo tempo nel mondo virtuale e, così facendo, rischiamo di perdere quello che di più caro abbiamo al mondo: i nostri figli.

Dipendenza digitale: genitori e figli

Non perdiamoci in noi stessi, nel nostro egoismo, con il rischio di non vedere di fronte ai nostri occhi quei segnali che ci possono aiutare a capire che nostro figlio sta vivendo un profondo disagio.

Un disagio che lo porta purtroppo a chiudersi nel suo mondo, spesso fatto di silenzi reali e di un gran vociare virtuale.

Per metterci all’ascolto dei nostri figli e osservare con attenzione le loro azioni, non solo nella vita reale ma anche in questo universo digitale, è bene essere consapevoli di quanto il web e l’uso eccessivo dei dispositivi possa essere pericoloso senza le dovute cautele.

Imparare a conoscere il digitale 

Quindi diventa essenziale per i genitori non perdersi nell’ “ignoranza del digitale” ma imparare a conoscerlo in tutti i suoi aspetti.

Devono imparare a percorrere la stessa strada dei figli, essere accanto a loro, per supportarli e accompagnarli nella loro crescita reale e virtuale.

Nelle loro paure e debolezze e guidarli nella gestione della propria vita in maniera sana e vigile, affinché siano in grado di fare scelte consapevoli sia nella vita reale che in quella virtuale.

Soprattutto perché riescano a comprendere quanto il rapporto tra vita vera e tecnologia non sia estraneità ma condivisione, che uno può non escludere l’altro, ma possono convivere nel rispetto dei valori della vita.

Quanto nella convivenza tra reale e virtuale, sia indispensabile trovare il modo di disconnettere noi stessi dal nostro smarthphone.

Collegare la nostra mente e il nostro sguardo all’altro, perché è meraviglioso trascorrere una giornata all’aria aperta fotografando appieno la vita vera e quello che di straordinario essa può trasmettere a noi e ai nostri figli.

Disconnettiti dal virtuale e rientra nel reale!

 

[1] Dipendenza che nel tempo per la sua diffusione ha assunto una forma patologica, tanto che gli esperti hanno posto le basi perché si creasse un “programma di disintossicazione digitale”, con le stesse modalità delle altre forme di dipendenza.

[2] Dipendenza associata all’uso eccessivo, ad un abuso dei Social Network che può sfociare in un isolamento sociale.