Percorsi di vita… sei consapevole delle tue emozioni?

sei consapevole delle tue emozioni
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In questo mondo così distratto e sempre più indifferente all’altro, dove la radicata comunità virtuale accompagna l’individuo spesso ad un vero e proprio isolamento dal reale al virtuale senza provare emozioni vere, dove forte è la superficialità, il disinteresse, l’apatia, dove è così facile essere “altro” e non se stessi.

Tu sai cosa significa vivere veramente il mondo reale?

Sei in grado di provare emozioni?

Sei consapevole delle tue emozioni?

Educare alle emozioni

Immagino vi sia capitato spesso di chiedere ad una persona “come stai?”, frase fatta, usata in maniera per così dire automatica, un modo di dire da utilizzare per essere gentili e educati verso la persona che ci troviamo di fronte. Frase detta così, quasi senza pensare realmente a cosa si sta dicendo e al suo significato. Hai mai pronunciato questa espressione consapevolmente, avendo veramente attenzione a quello che sente e prova l’altra persona con cui ti stai relazionando?

Se la risposta è no, beh direi che occorre fare una riflessione… nella tua giornata ti accorgi di pensare spesso all’altra persona come tale o, soprattutto in ambito lavorativo, fai fatica a salutare anche il tuo stesso collega perché sei troppo preso da quello che stai facendo, perché quella conference call o quella riunione è più importante?

Ti accorgi, tu leader di un team, che quando arrivi in ufficio sei già così concentrato su lavoro da disporre per i tuoi collaboratori e su quello che devi fare tu, da non accorgerti che magari uno di loro sta vivendo un momento difficile o molto bello della propria vita, ma tu non sei capace di vedere quella tristezza o quella gioia… di andare quindi oltre il lavoro?

Hai mai visto il tuo collaboratore come una persona, con le sue emozioni, con i suoi momenti sì e quelli no, invece che solamente come un numero che ti serve per raggiungere i tuoi obiettivi e quelli dell’azienda?

Hai mai pensato che forse avere quel momento di condivisione e umanità in ufficio può favorire un ambiente lavorativo positivo e far sentire il tuo team a proprio agio, sereno e proattivo, con la conseguenza di generare un aumento della produttività?

Ma per poter avvicinarsi all’altro in modo empatico, sia nell’ambiente lavorativo, che in quello familiare e nelle amicizie, occorre innanzitutto avere una piena conoscenza di sé, delle nostre emozioni, analizzarle, capirle, accettarle e affrontarle.

Acquisire quindi quella consapevolezza che ci permette di riuscire a gestirle senza sentirsi oppressi da esse, con il severo rischio di volerle reprimere o addirittura evitarle.  Questo atteggiamento può condurci all’apatia, a adottare comportamenti spesso non adeguati alla situazione, aggressivi o disarmanti, per cui anche per chi ti sta vicino risulta difficile riuscire ad esserti d’aiuto.

Provare emozioni: segnale di cambiamento

Quindi perché è importante conoscere le proprie emozioni? Perché conoscere a fondo il modo in cui potremmo reagire di fronte ad una determinata emozione e che comportamento potremmo adottare, è il modo più adeguato per imparare a gestire le emozioni, soprattutto quelle che percepiamo essere più intense e quindi difficilmente controllabili.

Per questo bisogna lavorare su di esse, ogni emozione provata è un segnale di cambiamento e consapevolezza di quello che viviamo, delle relazioni che siamo in grado di instaurare e mantenere.

Ogni emozione influenza il nostro comportamento e il nostro modo di agire verso l’altro, per questo è essenziale che fin da piccoli i genitori, gli zii, i nonni, gli educatori, quali punti di riferimento per i bambini, siano una guida per gestire i loro primi passi alle emozioni.

Non è certamente facile per l’adulto assumersi questo compito, capire come aiutare il bimbo a sperimentare e capire i suoi stati d’animo, entrare nel suo “mondo interiore” ed essere in grado di percepire cosa prova…tenendo conto che anche noi siamo stati bambini!

Pertanto, l’adulto deve innanzitutto sapere ascoltare se stesso, conoscersi, per poter poi porsi nella posizione di ascolto verso il neonato che esprime le sue emozioni con il pianto o con un sorriso: il genitore deve essere capace di trasmettere uno stato emotivo positivo e sereno. È in questa fase che si creano le basi per la propria esperienza emotiva la quale avrà il suo sviluppo e affermazione in tutto il periodo dell’età evolutiva, bambino, preadolescente, adolescente.

Di conseguenza diventa essenziale un’educazione alle emozioni secondo un criterio non autoritario ma deciso e autorevole, dove ci sia una buona dose di tenerezza, pazienza e tranquillità, a partire dalla interazione genitore/bambino.

Per cui se il bimbo piange deve essere confortato, se ha atteggiamenti aggressivi deve essere guidato al controllo di questi impulsi e aiutato a comprendere che così facendo può far male a chi gli sta intorno, affinché questa emozione non scaturisca in violenza. E allo stesso tempo se percepiamo che il bambino ha paura, dobbiamo rasserenarlo e farlo sentire al sicuro, dobbiamo fargli capire (soprattutto ai maschietti) che non è per nulla sbagliato avere paura, anzi.

Aiutare a sperimentare le proprie emozioni diventa elemento indispensabile per essere in grado di capirle ed elaborarle, se invece il genitore adotta la condotta opposta, il rischio è che il bimbo si chiuda in sé stesso.

Infatti, nel percorso di interazione è compito del genitore, attraverso il dire e l’agire, insegnare al bambino il giusto valore degli stati emotivi e condurli verso una consapevolezza positiva degli stessi. Quindi provare emozioni positive facilita una maturazione affettiva rispettosa, sensibile all’altro, con indole ottimista e quindi maggiormente portata a gestire e controllare le possibili emozioni negative.

Questo percorso formerà la coscienza emotiva del futuro adulto al fine di gestire in maniera costruttiva e consapevole le relazioni, sia in famiglia che sul lavoro. In questo modo, da adulto, qualsiasi ruolo riuscirà ad assumere, sarà in grado di esprimere un’empatia positiva in qualunque situazione si trovi ad agire, trasmettendo all’altro un “pacchetto emozionale” di intenso valore.

Educare alle emozioni bambini e adolescenti

Fare esperienza delle proprie emozioni ed allenarsi ad esse diventa determinante non solo all’interno della famiglia ma anche all’interno della scuola.

Infatti, nella formazione del bambino e dell’adolescente assume un ruolo fondamentale anche l’insegnante, l’educatore: la scuola diventa il luogo in cui è possibile lavorare sulle emozioni secondo un adeguato binomio cuore/mente, infondendo, oltre alle conoscenze proprie della didattica, i veri valori della vita. Il tutto non identificando l’educazione emotiva come materia a sé stante, ma diventando essa stessa un metodo di integrazione e completamento alle tradizionali discipline scolastiche.

Il ruolo dell’insegnante è comprendere l’individualità di ogni bambino e ragazzo, dare importanza ai suoi sogni, insegnarli che sognare e quindi provare emozioni è parte sostanziale della nostra vita, sostenerlo in questo percorso ancora più audacemente qualora la stessa famiglia non sia stata in grado di essere un vero punto di riferimento.

Vi è da parte di genitori, insegnanti, educatori, la responsabilità di ascoltare i bambini e i ragazzi, di stimolarli a parlare delle loro emozioni e sentimenti, di essere consapevoli che le nuove generazioni stanno vivendo un mondo difficile, in cui non si hanno certezze, dove tutto è interconnesso, dove “vivere” sui Social e sulle App è una cosa naturale, ovvia.

Una società virtuale che non è in grado di trasmettere i veri valori, di costruire una profonda attività emotiva che possa supportare questi ragazzi.

Si crea così un forte “disagio giovanile” che si esprime nella loro difficoltà di riuscire a provare, riconoscere e gestire le proprie emozioni e i propri sentimenti.

Il ragazzo si trova spesso a non comprendere ciò che gli sta accadendo, alle conseguenze che possono generarsi da certe condotte, alla difficoltà di controllare l’aggressività e gli impulsi violenti: si trova così in un mondo interiore che non gli appartiene.

Se da una parte riscontriamo ragazzi che hanno difficoltà a controllare le proprie emozioni, dall’altra ci troviamo di fronte a ragazzi che invece non sono capaci di sentirle, ripiegando nel loro mondo di apatia, indifferenza, con una estrema difficoltà a relazionarsi con gli altri. Provano un dolore emotivo che li porta a chiudersi in sé stessi e a non vedere spesso vie di uscita a quello stato emozionale.

Gli stessi insegnanti si sono resi conto che sin dalla scuola d’infanzia molti bambini e ragazzi si dimostrano demotivati, iperattivi, con un profondo disinteresse all’apprendimento, difficoltà di concentrazione, con nessuna voglia di rispettare le regole. Questo aumenta il loro forte disorientamento e dolore emotivo (status che li può portare ad uno abuso di alcol e droghe, a compiere atti di bullismo etc.…).

La nuova generazione, che sembra apparentemente priva di sensibilità, che agisce spesso in maniera superficiale e senza pensare, in realtà nasconde dentro di sé una profonda emotività che purtroppo, per gli eccessivi stimoli che subisce, per la troppa velocità in cui scorre la vita – per loro specialmente virtuale – hanno necessità che l’adulto sia un punto di riferimento in grado di convogliare e guidare questa sensibilità nella direzione giusta.

Metodo educativo 

L’obiettivo è insegnare la didattica stimolando le emozioni, partendo da insegnanti che abbiano piena consapevolezza emotiva e non solo conoscitiva. È importante essere empatici e saper coinvolgere positivamente i ragazzi affinché studiare non sia noia ma desiderio di imparare, affinché la scuola diventi un luogo dove si apprende per sé stessi e non per gli altri.

Un ambiente dove gli insegnanti siano prima di tutto loro stessi motivazione di quello che fanno e che l’insegnamento sia per loro passione e condivisione. Affinché siano in grado di trasmettere ai ragazzi con la giusta sensibilità, la bellezza di quello che insegnano, perché questo sia stimolo per apprendere e non disorientamento e rifiuto.

Equilibrare le emozioni

Educare alle emozioni è un cammino da percorrere con l’intento di trovare un equilibrio tra le stesse: non rischiamo, in quanto spesso troppo razionali, di cadere in uno status di isolamento tale per cui stiamo bene solo nel nostro posto sicuro, dietro una corazza, perché così siamo certi che lì le nostre emozioni non possano turbarci.

Impara a fare esperienza consciamente dei tuoi sentimenti senza timore, non ignorare chi ti sta intorno perché spesso la persona che meno ti aspetteresti è proprio quella che assumerà un ruolo determinante per la tua vita. Quella persona, che sarà per te un punto di riferimento, un sostegno, che ti insegnerà quanto sia importante non avere paura di chiedere aiuto, quanto sia prezioso imparare a vivere veramente le proprie emozioni, farle proprie.

Ti aiuterà a capire che sentimenti come l’amicizia, l’amore possono essere sentimenti positivi: anche solo l’emozione di un sorriso o di un abbraccio, ci cambiano la vita, ci aprono ad un percorso di fiducia, di gioia e felicità, pur nelle difficoltà e negli ostacoli che la vita stessa ci pone di fronte ogni giorno.

Rendi speciale la tua vita per te e per chi ti sta intorno, comunica sempre all’altro i tuoi sentimenti – non dando mai nulla per scontato – in una combinazione di emozioni percettibili e intense che sono per te un sostegno, in questo mondo spesso indifferente e apatico, dove tu non sei “un numero” ma “un “individuo”.