Cyberbullismo… non abbandonarlo! (III episodio)

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L’importanza di un utilizzo consapevole del web per bambini e adolescenti, di ciò che, nell’incoscienza e ingenuità di questa età, l’uso improprio e non informato può generare su loro stessi, i quali si immergono in questo mondo virtuale per esserci, per condividere con gli “amici” cyberconnessi il proprio quotidiano convinti che se non sei parte di questa comunità sei tagliato fuori, che se non sei in grado di uniformarti a questo nuovo modo di comunicare, virtuale e non reale, rischi di essere escluso dal gruppo. In questo III episodio desidero mettere sul tavolo alcuni spunti di riflessione su come si possa combattere e prevenire il fenomeno del cyberbullismo, su come tutelare il minore che subisce atti di violenza affinché non si senta abbandonato, quindi sull’effettivo ruolo sul tema di Istituzioni, Forze dell’Ordine e del Legislatore.

Diventa pertanto indispensabile cercare di comprendere i comportamenti dei nostri giovani e riuscire ad  entrare nel loro immaginario per poterli aiutare e tutelare.

Cyberbullismo: tutela e prevenzione

Cosa accade nel momento in cui un adolescente, per essere per forza parte del mondo virtuale, compie tra le mura domestiche, con estrema disinvoltura, atti sciocchi come scattare per gioco un selfie o registrare un video, anche in situazioni molto intime, ma che, ignaro dei possibili effetti, per ingenuità e non consapevolezza, decide poi di condividerlo con un compagno o più, per farsene- chissà- un vanto o per non essere un di meno rispetto agli altri, con il rischio di diventare lui stesso oggetto di scherno o insulto? O ugualmente un adolescente che divulghi foto o video, senza che la vittima ne sia a conoscenza, per vendicarsi di un torto subito o di una delusione d’amore, ignorando le conseguenze irreversibili di questi gravosi gesti?

L’incoscienza, la non consapevolezza di quello che può comportare una condotta di questo genere sono alla base di questi atti di cyberbullismo.  L’adolescente assume di per sé un comportamento decisamente contraddittorio: da una parte la sua unica certezza è il desiderio e, secondo lui, il diritto, di mantenere la propria riservatezza e i propri segreti, di ritenere che non sia per nulla necessario imparare a comunicare con i propri genitori e che sia un suo diritto avere i propri spazi e tempi.  Pertanto è fermamente convinto  di essere  perfettamente in grado di scegliere da sé cosa sia la cosa giusta da fare e di come vivere la propria vita. Dall’altra parte la condivisione quotidiana di foto e video si pone in contrasto alla sua concezione di riservatezza che nel web viene sicuramente meno, senza pensare che qualsiasi cosa venga “postata” in rete, potenzialmente può essere vista da tutta la comunità virtuale e che la sua cancellazione non è certamente semplice e immediata.

Diventa quindi inevitabile – come approfondito nel precedente episodio “Cyberbullismo, crescere nel web insieme a genitori e educatori” – l’assunzione del ruolo del genitore e dell’educatore che cerchi di far comprendere quanto sia importante raggiungere quella consapevolezza e senso di responsabilità sulle possibili conseguenze dei propri comportamenti e insegnare loro fin da piccoli la “cultura del rispetto” per tutti e tutto, grandi e piccini, animali e cose. Ma dall’altra parte è necessario che a difesa dei soggetti più deboli, per prevenire e combattere il  cyberbullismo, intervengano anche le Istituzioni e le Forze dell’Ordine affinché la vittima di questi atti non si senta abbandonata, affinché possa avere gli strumenti e le linee guida che gli permettano di denunciare il torto subito.

E’ fondamentale non rimanere nel silenzio ma essere consapevoli di poterne parlare: un bambino/adolescente che abbia subito un atto di bullismo e cyberbullismo e provi così tanta vergogna da non avere il coraggio e la forza di confidare ai propri genitori, o insegnanti o amici, quanto gli è accaduto o se è stato testimone di un atto subito da un compagno o amico  ma non trovi il coraggio di condividerlo, deve sapere che può trovare aiuto e supporto, sempre on line, cliccando sul sito www.azzurro.it. Qui bambini e adolescenti possono chattare direttamente con un operatore specializzato a cui porre tutte le domande del caso oppure contattare il numero di telefono 1.96.96 per parlare direttamente con una persona che si pone in ascolto delle nostre paure e difficoltà, a cui il bambino e l’adolescente può aprirsi senza timore di essere giudicato, rimproverato o offeso, e dove lo smarrimento, lo sconforto, il buio in cui è scivolato, possono trovare speranza, luce e conforto. Questo sito può essere di supporto anche agli adulti che intendano comprendere come poter agire nei confronti delle difficili situazioni che coinvolgono i minori. E’ possibile trovare anche un supporto legale gratuito.

Un ruolo importante nella lotta e prevenzione al fenomeno del cyberbullismo è affidato alla Polizia Postale e delle Comunicazioni la quale consiglia di segnalare sempre qualsiasi atto gravoso subito online tramite il sito www.commissariatodips.it  dove è possibile trovare approfondimenti, richiedere informazioni e soprattutto denunciare qualsiasi tipologia di reato telematico (cyberbullismo, cyberstalking, pedofilia online). Attraverso questo portale la Polizia Postale si assume lo scopo di tutelare i minori di fronte al complesso mondo virtuale e di fornire consigli a adulti, adolescenti e bambini su come navigare in sicurezza. Raccomanda fortemente a bambini e adolescenti di riuscire a trovare il coraggio di raccontare sempre a qualcuno dei torti subiti online, che sia il genitore o l’insegnante, in modo tale da sporgere denuncia prima possibile alla Polizia Postale. E’ essenziale cercare di non replicare agli insulti ricevuti, ma piuttosto salvare il più possibile messaggi, foto, video, insomma tutti gli elementi a prova dell’ingiustizia subita perché si possa bloccare il fatto. Di conseguenza sarebbe opportuno cambiare il numero di cellulare, l’email e applicare specifici blocchi al proprio account social. La Polizia Postale condivide inoltre consigli per gli adulti,  genitori e educatori, su come riuscire ad individuare i possibili segnali di malessere del proprio figlio/studente e sulle modalità di gestione e controllo dei tempi di accesso ad Internet, di utilizzo dello smartphone e sul corretto uso delle chat e dei Social Network: diventa dunque essenziale l’“educazione al digitale”. La stessa Polizia Postale ha messo in atto anche un’importante progetto attraverso una pagina di Facebook “Una vita da Social” con lo scopo di mettere in luce opportunità e rischi di Internet condividendo consigli e linee guida per una navigazione sul web consapevole e in sicurezza.

Cyberbullismo: quale normativa?

L’obiettivo è dunque educare al digitale, formare ed informare per aiutare a contrastare e prevenire il fenomeno del cyberbullismo, ma non bastano le Istituzioni, occorre che anche il Legislatore faccia la sua parte per poter poi applicare le adeguate sanzioni. Date le diverse forme in cui si manifesta il fenomeno del cyberbullismo è evidente la difficoltà di elaborare una norma specifica che le includa tutte, nel rispetto della Costituzione, e che risponda a tutte le ipotesi di condotta illecita. Per cui, in base al reato commesso (percosse, lesioni, diffamazione, molestie, minacce, atti persecutori) corrisponderà la pena prevista già dalla legge penale vigente, e sarà decisa con un’approfondita valutazione caso per caso.  Infatti differente è il caso in cui un adolescente con un singolo messaggio umilia a scuola un compagno di classe, rispetto a quello in cui invece, per la fine di una relazione sentimentale, un minore arrivi a minacciare e perseguitare la ex-ragazzina via mail, via messaggi o sui Social.

Per attuare l’intento di una sensibilizzazione al fenomeno del cyberbullismo, un passo in avanti è stato fatto dal Legislatore nel 2017 con l’emanazione della Legge del 29 maggio 2017, n.71 (Disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione ed il contrasto del fenomeno del cyberbullismo) dove per la prima volta il concetto di cyberbullismo viene inquadrato giuridicamente e non è più visto come sola aggravante dei vari reati compiuti contro minori (art.609 duodecies c.p.).  Con questa legge non si introducono specifiche sanzioni penali né si modificano le norme preesistenti. Essa si assume lo scopo di prevenire il fenomeno del cyberbullismo secondo un approccio non repressivo e sanzionatorio ma “preventivo e rieducativo”, attraverso la promozione di un’adeguata educazione al digitale, al fine di rendere il minore informato e consapevole delle possibili conseguenze che possano generarsi da azioni violente e che determinate condotte possono essere perseguibili penalmente.

La Legge definisce il cyberbullismo come “qualunque  forma  di  pressione,  aggressione,   molestia,   ricatto, ingiuria, denigrazione, diffamazione, furto d’identità, alterazione, acquisizione illecita, manipolazione, trattamento  illecito  di  dati personali in danno  di  minorenni,  realizzata  per  via  telematica, nonché la diffusione di contenuti on line aventi  ad  oggetto  anche uno o  più  componenti  della  famiglia  del  minore  il  cui  scopo intenzionale e predominante sia quello di  isolare  un  minore  o  un gruppo di minori ponendo in atto un serio abuso, un attacco  dannoso, o la loro messa in ridicolo”. Con questa Legge vengono introdotte alcune rilevanti novità volte a garantire la tutela della dignità del minore e una sua responsabilizzazione nell’uso del web.

  1. E’ consentito al minore con età superiore ai 14 anni che abbia subito un atto di cyberbullismo, o al genitore dello stesso, di poter presentare “un’istanza per  l’oscuramento,  la rimozione o il blocco di qualsiasi altro dato personale  del  minore, diffuso nella rete internet, previa conservazione dei dati originali”. Se nelle ventiquattro ore successive all’istanza il soggetto interpellato (gestore del sito o del Social o titolare del trattamento dei dati),  non provveda a quanto preteso, è possibile richiedere aiuto al Garante per la protezione dei dati personali, che provvederà entro le 48 ore successive (art.2, Legge n.71/2017);
  2. Si prevede un “piano di azione integrato” ossia un piano volto a contrastare e prevenire il fenomeno in maniera attiva attraverso un coordinamento delle Istituzioni scolastiche, Associazioni attive nella tutela del minore, Associazioni scolastiche e genitoriali che si assumano il compito di avviare un idoneo percorso formativo, informativo e di monitoraggio del fenomeno, anche con l’ausilio della Polizia Postale (art. 3, Legge n.71/2017);
  3. La scuola assume un ruolo essenziale, infatti il Miur (Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca), quindi ogni istituto scolastico, ha il compito di adottare linee di orientamento per la prevenzione e il contrasto del fenomeno – che al momento sono stabilite per il triennio 2017-2019 – che prevedono (art.4, Legge n.71/2017):
    • la formazione del personale scolastico e l’individuazione di un referente per ogni istituto;
    • il coinvolgimento in maniera attiva di studenti ed ex studenti;
    • misure di sostegno, anche personalizzate, per i minori che hanno subito atti di cyberbullismo e di rieducazione dei minori responsabili di questi atti;
    • inoltre occorre che anche il dirigente scolastico si prenda in carico la responsabilità di informare tempestivamente i genitori qualora sia venuto a conoscenza di atti di cyberbullismo e prevedere regolamenti scolastici che integrino programmi rieducativi e sanzioni disciplinari in base alla gravità dell’atto commesso (art.5, Legge n.71/2017).
  4. Viene introdotto infine un nuovo strumento, l’istituto dell’ammonimento: questa procedura, già in uso nel reato di stalking, prevede che “fino a quando non viene proposta  querela  o  non  viene  presentata denuncia per i reati di ingiuria, diffamazione, minaccia, trattamento illecito  dei dati personali, commessi mediante la rete Internet, da minorenni di  età  superiore agli  anni  quattordici  nei  confronti  di   altro   minorenne,   è applicabile la procedura di ammonimento” (art.7, Legge n.71/2017).   L’obiettivo di questa procedura è incrementare l’ascolto anche di atti di cyberbullismo che, in quanto meno gravi e dunque meno evidenti, rischiano di rimanere inascoltati, date, oltretutto, le gravissime conseguenze che anch’essi possono generare sulle vittime da un punto di vista emotivo e comportamentale. Inoltre con esso si vuole sensibilizzare e responsabilizzare i minori sopra i 14 anni che commettano questi reati, perché non vengano incriminati penalmente – ove consentito dalla legge – almeno fino a che non venga presentata una denuncia o una querela da parte della vittima. Questo istituto ha certamente un carattere “rieducativo e riparativo” affinché il minore comprenda che la gravità di questi atti violenti può consentire che vengano perseguiti anche penalmente.

Da quanto detto finora è evidente che le istituzioni scolastiche hanno un ruolo di rilevanza per la prevenzione e il contrasto del fenomeno del cyberbullismo, ma certamente non è possibile ridurre l’azione esclusivamente a queste, in quanto il fenomeno  può esprimersi anche al di fuori delle mura scolastiche. Pertanto affinché il progetto di tutela e difesa del minore sia efficace e attuabile in tutti i suoi aspetti, è doveroso che vi sia una collaborazione anche della famiglia e delle Associazioni che siano legate ai bambini e adolescenti nonché agli stessi genitori ed educatori. Oltre al fatto che il Legislatore, con la Legge n.71/2017, assegna alla scuola nuove attività e funzioni per gestire il fenomeno, senza però dare gli opportuni sostegni di tipo finanziario – come si vede dalla Legge – per poter realizzare efficacemente i progetti di prevenzione al cyberbullismo.

E’ opportuno essere sempre vigili e attenti sulla vita dei nostri ragazzi, convogliare le nostre energie su di loro, pur nella frenesia del quotidiano e nella difficoltà di stabilire un dialogo, affinché parta da noi adulti la consapevolezza e responsabilizzazione sull’uso del web per poter essere noi stessi educatori e ausilio, insieme alle istituzioni, per un uso corretto e consapevole della rete. Questo perché il cyberbullismo è sempre dietro l’angolo e nonostante le campagne promozionali sociali sui media e mezzi di informazione, e le campagne formative nelle scuole, sono  sempre di più i ragazzi che non si fermano davanti all’obiettivo del proprio smathphone e che nel loro agire sono vittime o attori di atti violenti. In questo sistema di vita offline dipendente dall’online il telefonino rischia di diventare per bambini e adolescenti il “migliore amico” senza il quale non riescono a stare, sino a diventare un tutt’uno con esso. Si chiudono nel loro mondo virtuale passando da un videogioco, alla registrazione di un video, a chattare e a farsi selfie, o a vedere con gli occhi fissi sullo schermo, come se nulla ci fosse intorno a loro, video su tecnologia, cucina, make-up o il loro youtuber preferito, fino ad estraniarsi nella loro cameretta dal mondo reale e allontanarsi sempre di più dal vero modo di comunicare con persone reali e sincere. La rete diviene pertanto un rifugio, un luogo sicuro da dove è difficile uscire e dove apparentemente è più facile esprimere se stessi senza timori e giudizi.