L’Intelligenza Artificiale, l’uomo e la macchina

Intelligenza artificiale, l'uomo e la macchina

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Intelligenza Artificialetema così impegnativo quanto singolare, un tema che oggi fa già parte del nostro quotidiano, della nostra vita reale.

Infatti basta inserire sul web la parola chiave “Intelligenza Artificiale” per rendersi conto di quanti siano gli argomenti legati a questo termine, di quante persone ne parlino  e di quanto non si rilevi ancora una definizione che sia univoca  e chiara. Questo perché nel tempo si sono susseguite diverse rappresentazioni della stessa in funzione di tutte quelle discipline – filosofia, matematica, linguistica, logica, neuroscienza, informatica – che si sono poste a  suo fondamento e da cui letterati, studiosi e ricercatori hanno tratto interessanti spunti di riflessione per cercare di comprendere il processo cognitivo dell’uomo, la sua percezione del  mondo reale, i suoi comportamenti in funzione di un mondo virtuale sempre più evoluto e tecnologico, di quel mondo in cui oggi si parla di algoritmi intelligenti, di robot, di assistenti virtuali.

Questo è dunque un tema che ci affascina, che ci incuriosisce ma di cui in realtà non ne abbiamo ancora quella consapevolezza necessaria per poter addentrarci in esso con sicurezza e fiducia, non siamo ancora in grado di comprenderlo in tutti i suoi aspetti e di conseguenza non ne percepiamo le effettive implicazioni che possano originarsi.

Cercherò in poche righe di illustrare gli aspetti che sono origine dell’Intelligenza Artificiale, di quelli che la definiscono e ne delimitano la sua struttura e descrivere in sintesi quali siano le sue applicazioni ed implicazioni nella inevitabile interazione uomo/macchina, al fine di lasciarvi interessanti spunti di riflessione per continuare a curiosare nel mondo automatizzato dell’Intelligenza Artificiale e della Robotica.

Che cos’è l’Intelligenza Artificiale?

Nella letteratura, nella filosofia, nelle scienze sin da epoche più lontane si è sviluppato questo senso di diffidenza nei confronti della “macchina”, delle nuove tecnologie, che nel tempo sono diventate sempre più sofisticate, complicate e sempre più autonome, tali da indurre il mondo letterario e scientifico a dover introdurre un nuovo linguaggio, un nuovo modo di comunicare, un nuovo modo di pensare la relazione tra l’uomo e la macchina.

Molte sono le questioni esistenziali ed etiche che si sono originate tra Ottocento e Novecento in relazione all’introduzione della macchina e dunque allo sviluppo della rivoluzione industriale che hanno reso scettici molti filosofi e scrittori che si domandavano quali potessero essere gli effetti della tecnologia sulla vita umana, sulla sua essenza, percependo in essa e nelle sue peculiarità una possibile minaccia per l’umanità: come dimostrano di fatto diversi scritti e celebri opere cinematografiche. Da esse infatti in relazione all’interazione uomo/macchina si deduce da una parte la perdita di centralità dell’uomo, una sua “disumanizzazione”, una “spersonalizzazione della sua essenza”, e dall’altra è sempre più forte il desiderio e l’esigenza di voler creare un’entità che possa pensare e agire come l’uomo.

Espressione di questo desiderio è la “disciplina fantascientifica” che viene narrata in diversi libri in materia e in film diventati oramai dei cult per il pubblico di lettori e spettatori:

  • come Metropolis, del 1927 (“in questo film fanno la loro comparsa per la prima volta nella storia del cinema gli androidi robot non solo dalle caratteristiche umane – con braccia, gambe, testa, occhi, ecc. – ma anche dalle sembianze umane”)[1];
  • 2001 Odissea nello spazio di Stanley Kubrick del 1968 (“supercomputer dotato di Intelligenza Artificiale in grado di interagire con gli esseri umani e di riprodurne con precisione  – e persino maggiore sicurezza – le attività della mente”)[2];
  • Blade Runner  di Ridley Scott del 1982 (in questo film “l’Intelligenza Artificiale assume le sembianze dei replicanti, androidi organici prodotti con sofisticate tecniche di ingegneria genetica che li rendono del tutto paragonabili agli esseri umani”, al punto che “possano sviluppare autonomamente emozioni proprie, come amore e amicizia ma anche paura, rabbia, vendetta…”)[3];
  • L’uomo bicentenario del 1999 (capolavoro tratto dall’omonimo libro scritto da Isaac Asimov – Andrew è un robot ma con caratteristiche simili a quelle umane che riesce attraverso l’autoapprendimento – tipico della struttura dell’Intelligenza Artificiale – a trasformarsi in un “androide”: riesce a sviluppare il processo cognitivo al tal punto da essere in grado di “provare sentimenti umani, quali la curiosità, l’amore la paura, le gelosia fino ad arrivare  persino a pensare al processo di invecchiamento e alla morte[4].
  • e così via fino ad arrivare a uno dei più recenti, Ex Machina del 2015 (film, che forse più di altri è riuscito ad oggi a rappresentare meglio l’Intelligenza Artificiale nel suo peculiare aspetto e significato: infatti è stata affrontata “non solo la componente robotica e quella di autoapprendimento dei sistemi, fino alla coscienza di sé, ma anche sfiorando nella trama alcuni degli ambiti applicativi già oggi presenti nelle nostre vite  – Internet, i motori di ricerca e i social network, chatbot ed assistenti virtuali, realtà virtuale e aumentata)[5].

Tra i numerosi scrittori  in materia fantascientifica si distingue Isaac Asimov[6],  che nel suo pensare e scrivere si pose in un posizione più favorevole al confronto uomo/macchina introducendo un espediente che limitasse lo scetticismo e il timore degli individui nei confronti della macchina e che quindi fosse di ausilio a controllare le attività dei robot: postulò le Tre leggi della Robotica[7], anticipando così con le sue intuizioni quanto oggi stiamo vivendo:

Prima Legge: «Un robot non può recar danno a un essere umano né può permettere che a causa del proprio mancato intervento un essere umano riceva danno»;

Seconda legge: «Un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani purché tali ordini non contravvengano alla prima legge»;

Terza legge: «Un robot deve proteggere la propria esistenza purché questo non contrasti con la prima e la seconda legge».

Secondo Asimov i robot hanno un’Intelligenza che non si confonde con quella umana, pur partendo dagli aspetti neuronali del cervello umano, ma noi ci differenziamo dal robot, abbiamo una coscienza, proviamo emozioni e sentimenti pertanto non dobbiamo avere paura di lui. Asimov diceva “un robot non può danneggiare l’Umanità, né può permettere che, a causa del suo mancato intervento, l’Umanità riceva danno [8], introducendo in questo modo la “quarta legge” da applicare però solo agli “automi” più sofisticati.

In relazione al rapporto uomo/macchina, di pareri diversi, furono anche due importanti scrittori della nostra letteratura quali Primo Levi e Italo Calvino. Levi si dimostra diffidente all’introduzione della macchina identificandola come mera esecutrice degli ordini dell’uomo: essa è creata solamente per servire e non deve pensare.

Calvino invece ha una visione positiva nei confronti delle macchine, infatti non ne contrasta la loro introduzione in quanto ritiene che esse possano rinnovare la letteratura, aiutare l’uomo alla scrittura: sostiene infatti che non sia così impossibile la realizzazione di “cervelli elettronici”, di “macchine pensanti”, per lui  “i cervelli elettronici sono ancora lontani dal produrre tutte le funzioni proprie del cervello umano, ma sono già in grado di fornirci un modello teorico convincente per i processi più complessi della nostra memoria, delle nostre associazioni mentali, della nostra immaginazione, della nostra coscienza[9] (dal suo scritto Cibernetica e fantasmi [10] ).

Quindi questi tre termini “memoria, immaginazione, coscienza” e anche “linguaggio” sono strettamente connessi all’Intelligenza Artificiale e ai meccanismi che ne sono alla base: il precursore di questa disciplina fu il matematico Alan Turing[11] che fu considerato il primo a cercare di definire l’Intelligenza Artificiale, partendo da un approccio sostanzialmente filosofico: «Le macchine possono pensare?»[12]  Il matematico in relazione al rapporto uomo/macchina, mente umana/computer, sosteneva che fosse possibile poter creare macchine in grado di riprodurre i processi logici del cervello umano pertanto, a dimostrazione di ciò, elaborò il cosiddetto Test di Turing con cui ritenne che una macchina avesse la capacità di riuscire a simulare il modo di pensare dell’uomo, incentrando la sua analisi sulla «capacità linguistica come segno distintivo del pensiero».

Da questa narrazione si deduce certamente  che in questo nuovo contesto tecnologico si modifica la relazione tra l’uomo e la scrittura,  si trasforma il concetto di linguaggio che è “qualcosa che esprime l’uomo nel detto e nel non detto sin dagli albori e si è costituito nel tempo e nei luoghi proprio come i cervelli e le loro possibilità” – come riflette Calvino[13]. Cambia la sua struttura e destinazione, se prima la parola scritta era solo su carta in un mondo reale, ora occorre fare in conti anche con questo strano e complicato linguaggio del mondo virtuale,  del mondo digitalizzato: ora si parla di linguaggio di programmazione, di algoritmi che sono alla base della stessa Intelligenza Artificiale e che ne definiscono le sue applicazioni.

Quali i settori di applicazione dell’Intelligenza Artificiale?

C’è un mondo dietro l’Intelligenza Artificiale, il suo scopo è rendere migliore la nostra vita in ogni aspetto della vita quotidiana, a  partire dalle cose più futili, quali fare la spesa on line, per cui ci sono sistemi intelligenti che in base alle nostre preferenze di servizi e prodotti ci portano ad una scelta o ad un’altra, fino ad arrivare alle cose più complicate come la creazione di automobili che viaggiano automaticamente; o arti artificiali che per mezzo dell’Intelligenza Artificiale hanno raggiunto una struttura così sofisticata da cambiare profondamente il vivere quotidiano di un disabile; oppure sistemi di Intelligenza Artificiale che permettono al disabile di poter accedere senza problemi al mondo del web, ai siti Internet, e quindi di poter essere parte integrante della società.

Quindi quali applicazioni e implicazioni (rischi etici e normativi)?

L’Intelligenza Artificiale è applicata in molti settori in ognuno dei quali si definisce il suo scopo:

  • nella medicina: nell’assistenza agli anziani e ai disabili; nelle operazioni chirurgiche dove i sistemi intelligenti vengono affiancati ai medici, attraverso un’interfaccia uomo/macchina; nella neuro-robotica con lo scopo di un’interazione tra bambino e robot anche per integrare le capacità motorie (neuroprotesi; riabilitazione motoria): in entrambi i casi sorgono diversi interrogativi sull’impatto emotivo e fisico che l’azione dei robot possa generare sui bambini;
  • nei trasporti: sono state realizzate le cosiddette “automobili a guida autonoma” che se da una parte possono rispondere ad un miglioramento sull’impatto ambientale e ottimizzare i tempi di spostamento, dall’altra nasce l’incertezza di determinare a chi possa essere imputata la responsabilità in caso di danno a terzi;
  • nei servizi domestici, con la domotica, con i cosiddetti “assistenti virtuali” che ci aiutano in una migliore e più automatizzata gestione della casa.
  • nelle scuole, dove si sviluppano i cosiddetti “tutor robotici” e dove la “Robotica” sta diventando un metodo didattico ed educativo sempre più diffuso, in quanto apre ad una migliore razionalizzazione del metodo didattico e ad una forte curiosità alla disciplina e interesse allo studio dello studente. L’obiettivo è cambiare in meglio la relazione e interazione tra insegnanti, studenti e gli stessi genitori. Questo metodo sicuramente può essere uno degli strumenti di ausilio per contrastare il cyberbullismo: è un lavoro di squadra che richiede impegno, studio e capacità di progettare, permettendo quindi agli studenti di essere complici e uniti per un progetto comune. Inoltre si sta sviluppando anche un approccio didattico che vede l’impiego della “realtà aumentata” e della “realtà virtuale” con lo scopo di coinvolgere appieno lo studente durante la lezione , di incuriosirlo alla materia che possa essere di scienze, di storia, di italiano, per spingerlo dunque a leggere effettivamente il libro, studiarlo e memorizzare al meglio tutte le informazioni. Certamente sarà compito e bravura del docente far sì che ciò possa accadere, è lui che deve essere in grado di creare effettivamente interesse ed essere la linea guida alle due realtà.
  • nella lotta al crimine nel cyberspazio, infatti l’uso di sistemi intelligenti permette la difesa della sicurezza informatica, consente di prevenire la violazione dei segreti industriali nelle imprese e di prevenire eventuali attività fraudolente; o l’uso di droni oggi usati come mezzi di gestione e difesa della sicurezza (anche se purtroppo in uso anche per attività criminose) fino a impiegarli altresì per la consegna della spesa;
  • nella difesa dei nostri dati personali: con i sistemi intelligenti i nostri dati vengono utilizzati per prendere decisioni in maniera autonoma, per cui a questo punto non abbiamo piena consapevolezza di come effettivamente vengano gestiti e se vengano realmente protetti.
  • nell’arte: robot e sistemi intelligenti che sono impiegati per creare opere d’arte, o sono stati progettati e realizzati con il compito di analizzare determinati dati al fine di plasmare un nuovo prodotto che rappresenti un quadro, un’opera d’arte figurativa, come ad esempio, piccola curiosità, si può vedere nel programma «Pinting Fool».
  • nel settore giuridico: sono stati progettati e realizzati sistemi di Intelligenza Artificiale che in un certo senso sono in grado di emettere una sentenza nell’ambito di una controversia e quindi di decidere per il giudice, per cui un algoritmo sulla base dei precedenti diventa un supporto per il giudice nell’emissione delle sentenze.
  • nella vita del consumatore per cui l’Intelligenza Artificiale si assume il compito di realizzare  software, robot, in grado di guidare il consumatore nelle proprie scelte di acquisto di prodotti o servizi, personalizzandole attraverso l’uso di algoritmi (si pensi ad «Alexa, assistente virtuale di Amazon), ossia sulla base dei propri interessi e comportamenti.

Come possiamo pensare l’Intelligenza Artificiale nel nostro “mondo”?

L’interazione uomo/macchina a mio parere non va intesa in senso negativo, non dobbiamo credere che nel tempo la macchina possa eguagliare o superare l’uomo. Sì la tecnologia intelligente sta diventando e diventerà giorno dopo giorno più sofisticata con applicazioni sempre più importanti ed efficaci per noi, per la nostra esistenza, l’essenziale però è comprendere che i sistemi intelligenti debbano essere impiegati in “maniera intelligente” quindi nel modo corretto teso al solo scopo di migliorare la vita umana e non di arrecarle un danno.

La macchina è solo memoria, dati, algoritmi, non ha anima, non presenta emozioni,  non è possibile “codificare” i sentimenti, mentre l’uomo è sì memoria, ma è soprattutto relazione, empatia, coscienza.

L’uomo è colui che prova sentimenti ed emozioni che è capace di genere relazioni tra altri individui in maniera creativa ed empatica, che è capace di scegliere cosa è bene e cosa è male, che ha un suo “libero arbitrio”, mentre nessun robot o assistente virtuale sarà mai in grado di produrre una coscienza, di provare emozioni, la sua capacità è esclusivamente quella di acquisire dati nella sua memoria, analizzarli, e riprodurli sempre in termini di dati, senza alcun scelta emozionale, solo virtuale.

[1] Tratto da https://www.ai4business.it/intelligenza-artificiale/ai-intelligenza-artificiale-film/#Metropolis_1927

[2] Tratto da https://www.ai4business.it/intelligenza-artificiale/ai-intelligenza-artificiale-film/#2001_Odissea_nello_spazio_1968

[3] Tratto da https://www.ai4business.it/intelligenza-artificiale/ai-intelligenza-artificiale-film/#Blade_Runner_1982  

[4] Tratto da https://www.ai4business.it/intelligenza-artificiale/ai-intelligenza-artificiale-film/#La_trama_del_film_Luomo_bicentenario

[5] Tratto da https://www.ai4business.it/intelligenza-artificiale/ai-intelligenza-artificiale-film/#Ex_Machina_2015

[6] Isaac Asimov (Petroviči,  2 gennaio 1920 – New York, 6 aprile 1992) fu uno scrittore di fantascienza e biochimico, per un approfondimento guarda il sito http://isaacasimovpdf.weebly.com/uploads/1/2/3/3/12333621/ciclo_dei_robot_2_-_tutti_i_miei_robot.pdf

[7]  Pubblicate per la prima volta nel 1942 nel racconto ” Circolo vizioso “, apparso sulla rivista specializzata statunitense Astounding Science Fiction , Street & Smith Publications, Inc..

[8] Per un approfondimento guarda il sito https://www.robotiko.it/le-tre-leggi-della-robotica/

[9] CALVINO I., Cibernetica e fantasmi. Appunti sulla narrativa come processo combinatorio, in Saggi, Meridiani Mondadori, Milano, 1995.

[10] Per approfondimento, http://www.adrianopiacentini.it/cibernetica-e-fantasmi.html

[11] Alan Mathison Turing (Londra, 23 giugno 1912 – Wilmslow, 7 giugno 1954), fu un matematico, promotore della Scienza informatica e dell’Intelligenza artificiale.

[12] Turing A.M., Computing Machinery and Intelligence , 1950, in Mind 59, 1950, pp. 433-460,http://www.loebner.net/. Traduzione italiana in: SOMENZI V., CORDESCHi R.,  La filosofia degli automi. Origini dell’intelligenza artificiale , Bollati Boringhieri Editore, Torino, 1986, pp. 157-183, http://disf.org/files/macchine-calcolatrici-e-intelligenza.pdf .

[13] CALVINO I., Una pietra sopra. Discorsi di letteratura e società, Torino, Einaudi, 1980, pp.164-181.