Cyberbullismo: “perché lo fanno?”

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Ieri sera ho visto in TV  su Raidue “Il supplente”, un programma in cui personaggi famosi si rendono disponibili a essere professori per un giorno. In questa puntata i docenti “per un giorno” sono stati J-Ax e Enrico Mentana, l’uno ha sostituito il professore di informatica mentre l’altro ha sostituito quello di storia. Hanno utilizzato approcci differenti: J-Ax da toni simpatici e ironici, a toni decisamente seri, emozionanti e costruttivi; Mentana che, sempre con la sua estrema capacità di farti comprendere la complessità di ogni argomento nella sua semplicità, ha passato in rassegna l’ascesa del fascismo in Italia, la propaganda nazista, riportandosi poi ai giorni nostri, ha messo i ragazzi, studenti all’ultimo anno delle superiori, di fronte al dilemma su cosa desiderino fare dopo la maturità e sull’importanza di iniziare qualsiasi nuovo percorso di vita seguendo  sempre le proprie passioni e aspirazioni.

J-Ax ha iniziato la lezione parlando del precursore dell’informatica, Alan Turing, che a scuola non aveva granché successo in quanto tendeva a trovare interesse e approfondimento solamente su ciò che gli interessava veramente. Egli ebbe una personalità estremamente tormentata e depressa, a motivo anche della sua condizione di omossessuale, che lo portò al suicidio.  Da questo J-Ax ha introdotto il tema della tolleranza, dell’integrazione, del bullismo tradizionale e del cyberbullismo condividendo con loro la propria esperienza, in quanto lui stesso vittima di bullismo: ha messo in evidenza l’importanza di non chiudersi in un silenzio profondo, se vittime di bullismo e di cyberbullismo, ma quanto sia indispensabile per chi subisce atti di bullismo di imparare a parlarne, non avere timore di farlo e chi si trova invece ad essere testimone di questi atti, abbia il coraggio e la fermezza di farsi avanti e denunciare il fatto, perché solamente agendo in questo modo possono essere di aiuto per la vittima aggredita e anche per le future potenziali vittime. Inoltre è necessario comprendere che ciò che si subisce non deve sfociare nell’odio di noi stessi, non ci si deve sentire in colpa per ciò che si è subito, né vedersi come una nullità. Anzi “non bisogna mollare né lasciarsi andare allo sconforto, perché quando la vita ci toglie qualcosa – perché fa decisamente male – poi ci restituisce delle esperienze di valore incalcolabile”. Lui stesso ha provato sulla sua pelle di essere perseguitato, vessato, deriso ogni giorno perché non era come gli altri, era “diverso” ma la diversità non significa essere incapaci, falliti, insignificanti ma diversità è un valore aggiunto, è espressione di unicità, “la diversità rende ogni essere umano un’opera d’arte”.

Subire atti di bullismo per la strada e ora di cyberbullismo nel mondo virtuale, ti segna profondamente, ti “lascia cicatrici indelebili”  ma non bisogna perdersi d’animo, è importante comprendere che i bulli sono individui che si dimostrano privi di umanità e responsabilità, ma molto probabilmente vivono loro stessi una condizione di sofferenza. “Loro non sono più forti di noi”, anzi il loro atteggiamento aggressivo è espressione di quel desiderio di trovare una propria “serenità interiore”. J-Ax suggerisce nel suo dire che “la migliore vendetta è essere felici; io li ho sconfitti con un sorriso[1].

Ma la domanda che la vittima si pone è “perché lo fanno?, perché si prendono gioco di me? Se sono diverso non è colpa mia”, domande che si evincono anche dalla canzone che J- Ax ha scritto dal titolo “Devi morire[2]:

Perché i bambini sanno essere crudeli
Devi morire, devi morire
J-Ax, tutti mi dicevano
Devi morire, devi morire
E lo dicono ancora, ma sono ancora qui
Devi morire […]

[…]

Sappiamo come ci si sente
Quando la luce poi si spegne
Se dopo il cielo non c’è niente
Restano qui tutte le paure che hai
Chissà se sarà vero

Che la vita è come un treno
E forse a quanto pare a noi ci ha preso in pieno
Siamo vivi nonostante ci dicevano
Devi morire, devi morire

Mi sfottevano e pestavano io non alzavo un dito
Anno dopo anno ho iniziato a odiarmi e farmi schifo
Un verme inerme neanche degno di uno sguardo
Pensavo: è tutta colpa mia che sono debole e codardo
”.

[…]

Mentre J-Ax parlava, la telecamera girava sui volti dei ragazzi che lo ascoltavano con attenzione: io in quel momento osservavo i loro sguardi, erano attentissimi su quanto diceva J-Ax e dai loro occhi si percepiva che alcuni di loro purtroppo avevano subito atti di bullismo e che trovavano difficoltà a condividerlo, soprattutto con gli adulti,  genitori e insegnanti. E’ stato molto emozionante poi sentire le loro testimonianze, condividere le loro paure e confermare di essersi sentiti soli e non compresi.

Ritorno qui a dire ciò che ho evidenziato nel II episodio, sul crescere insieme nel web giovani e adulti, dell’importanza di continuare a parlare e condividere esperienze sul cyberbullismo per sensibilizzare tutti a conoscere, affrontare e prevenire il fenomeno.

J-Ax in tale sede è stato un testimone determinante, condividendo le sue emozioni e le paure vissute – pur nel timore di non essere in grado di dare il buon esempio e di non riuscire a conquistare il rispetto degli alunni –  è stato capace di catturare la loro attenzione, di trasmettergli complicità e fiducia al punto che loro stessi sono stati a loro volta testimoni ed esempi per gli altri.

Nelle rispettive esperienze di docenza vissute dai due protagonisti si desume una morale di vitale interesse: la necessità di imparare la reciproca comunicazione genitori/ figli e docenti/alunni, affinché i genitori/docenti siano in grado di cogliere i loro timori e guidarli nelle scelte, viceversa i figli/alunni abbiano il coraggio di esprimere emozioni e passioni con fiducia e semplicità.

[1] http://www.gossipblog.it/post/503534/j-ax-io-vittima-di-cyberbullismo.

[2] Testo completo in https://www.rockol.it/testi/141529671/j-ax-feat-fedez-devi-morire.